lunedì 24 settembre 2007

Barbara, Beatrice, Chiara, Federica, Giada, Sara e Tatiana ...

Al Presidente de Honduras José Manuel Zelaya Rosales

e p.c.

Al Presidente de la Republica italiana Giorgio Napolitano
Agli organi di stampa italiani
Al Direttore della RAI Radiotelevisione Italiana
Al Copinh, Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras,
A Ofraneh, Organizacion Fraternal Negra de Honduras,
Al MCA, Movimento Campesino dell'Aguan,
Al Movimiento de recuperaciòn y titulaciòn de tierras de Zacate Grande

LORO INDIRIZZI


Illustrissimo Presidente dell'Honduras José Manuel Zelaya Rosales,
siamo sette ragazze italiane che recentemente hanno trascorso cinque settimane nel bellissimo paese che Lei ha l'onore di rappresentare.
Nel ringraziare, attraverso di Lei, tutte le persone che ci hanno accolte e accompagnate in questo interessante angolo di America, ci rivolgiamo a Lei con un suggerimento e una premessa.
Mentre dalle vostre parti era inverno, qua le giornate erano caratterizzate da una calura appiccicosa ed insopportabile ma – miracolo – hanno avuto il merito di “illuminare” alcuni sindaci, impegnati nel difficile compito di garantire la sicurezza dei cittadini.
Le ordinanze adottate o proposte sono state rivolte a coloro che rappresentano l'aspetto più visibile, agli occhi dei miopi, e dunque fastidioso di quella che viene definita micro criminalità: nell'illusione di contrastare il fenomeno colpendo, dal basso, coloro che in realtà ne rappresentano le prime vittime. Trattasi di “lavavetri”, ragazze prostituite e loro clienti, writers, ecc, piccole comparse di una scena complessa ed articolata, attori che magari non conoscono né il regista né quantomeno il produttore…
Eliminando dal campo visivo e dalla strada queste persone si potrà avere la percezione di un mondo più pulito, ordinato e sicuro, frequentato solo da gente per bene, rispettosa delle leggi…gente di razza. Un'illusione...ottica.
La stessa illusione che gli italiani hanno guardando il programma “L'isola dei famosi” , in onda, nella sua quinta edizione, su un canale della televisione pubblica italiana e che Lei ha consentito si svolgesse, nuovamente, nelle stupende isole Cayos Cochinos di Honduras.
D’altronde, tutto il mondo è paese. Allora perché negarsi il provvidenziale pugno di dollari e la pubblicità gratuita che ne deriveranno?
I finti naufraghi stanno ingannando i telespettatori italiani, nell'illusione che si tratti di isole disabitate, ostili, dove i protagonisti rischiano di morire di fame, sete, solitudine o chissà cos'altro.
La realtà è ben diversa come Lei ben sa: in queste zone dell'America centrale, vive, da alcuni secoli, la popolazione indigena dei Garifunas, afrodiscendenti, giunti in Honduras alla fine del 1600, provenienti dall'isola caraibica di Sao Vicente, dove tempo prima erano stati portati dai colonizzatori spagnoli per essere schiavizzati.
Essi vivono essenzialmente dedicandosi alla pesca e all'agricoltura in un'armonia totale con la natura. Difendono la cultura tradizionale, la lingua, il diritto alla proprietà collettiva della terra, resistendo anche al recente tentativo di sfruttamento turistico.
Con i divieti imposti per consentire le riprese del reality, sommati alle precedenti limitazioni introdotte a partire dagli anni '90, queste persone rischiano davvero di morire di fame! Divieti di pescare e di avvicinarsi alle tre isole Cayo Paloma, Cayo Culebra e Cayo Mayor, invase dai finti naufraghi e dalle truppe a seguito del programma.
Che ne dice, illustrissimo presidente di ripensarci? E se suggerissimo ai miei connazionali di andarsene? Di cercarsi un'altra isola più vicina a casa, magari nel Mediterraneo? Non ci sarebbe nemmeno il pericolo degli uragani! Meglio ancora: trasmissioni di questo genere non dovrebbero proprio esistere, sono una offesa alla dignità umana!
Prenda esempio dai suoi colleghi nostrani adotti un ordinanza di sgombero di questi finti naufraghi! Avrebbe tutti gli strumenti per farlo!
A quali leggi fare riferimento? Ad esempio potrebbe fare riferimento alla Convenzione n. 169 dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro, sui diritti dei Popoli Indigeni e Tribali in Paesi Indipendenti, già ratificata dall' Honduras nel 1994 e alla Costituzione della Repubblica di Honduras che, all'art. 346 riconosce che è un “dovere dello Stato dettare norme a protezione dei diritti e degli interessi delle comunità indigene presenti nel paese e in special modo delle terre e dei boschi dove queste risiedano”. Proprio in questi giorni, poi, dopo ben 22 anni di tentativi, è stata approvata la dichiarazione dell’ONU sui diritti dei popoli indigeni.
Abnegare al suo dovere, in qualità di Presidente, significa mettere a rischio la sopravvivenza del suo popolo, dei suoi fratelli, delle sue sorelle, distruggere culture, ambiente.
Non si preoccupi l’ordinanza non terrà lontano i turisti, come qui da noi non sono scomparsi i lavavetri, etc.
E, ancora Signor Presidente, i turisti non hanno bisogno di grandi complessi alberghieri, come quello che Lei stesso sta promuovendo nella Bahia di Tela, un'ulteriore scempio del territorio e violazione dei diritti delle persone residenti (progetto che provocherà conseguenze disastrose sull’equilibrio dell’area protetta: addirittura si pensa alla costruzione di campi da golf che riempiranno di sabbia l’intera laguna!).
L'Honduras che abbiamo conosciuto in questo viaggio, non è fatta solo di spiagge bianche e di mare trasparente. E' fatta di persone, l'80% delle quali vivono in condizioni di povertà e non hanno accesso a servizi sociali di base, dove il 40% dei bambini soffre di malnutrizione e nelle zone rurali il tasso di mortalità infantile è di 7 bambini su 10.
E' l'Honduras ricco di acqua dolce, di giacimenti minerari, di oro e argento, di terre fertili, di boschi e tanto altro. Ma che continua a subire saccheggi e devastazioni con la complicità di chi governa che tutto ciò dovrebbe, invece, tenacemente contrastare.
Durante questo viaggio abbiamo conosciuto un popolo cosciente della propria situazione, delle deprivazioni subite in secoli di dominio, consapevole dell'importanza di lottare per affermare i propri diritti di esseri umani. Che difende il proprio territorio resistendo contro ricche famiglie, soprattutto straniere, che si presentano, dopo aver corrotto giudici e avvocati con titoli attestanti la proprietà di terre e pretendendo di mandare via chi in quelle stesse terre ha sempre vissuto. Un popolo che si oppone alla devastazione del territorio minacciato costantemente dal taglio sfrenato dei boschi, dai grandi progetti di dighe e dallo sfruttamento intensivo delle miniere a cielo aperto.
E' l'Honduras del Copinh, il Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras, di Ofraneh, la Organizacion Fraternal Negra de Honduras, del MCA, il Movimento Campesino dell'Aguan (contadini rimasti senza terra che si sono resi protagonisti della rioccupazione più grande di tutto il Centro America degli ultimi anni), del Movimento per il recupero delle terre di Zacate Grande, del Mao, il Movimento Ambientalista e di tante persone attive nella difesa e promozione dei diritti umani. E' l'Honduras delle persone unite nella lotta che sono in grado di fermare il paese con uno sciopero e contro le quali, ogni volta, la polizia spara...

Ma a Lei queste cose non interessano, forse disturbano certi altri honduregni e stranieri, occupati ad accaparrarsi le numerose ricchezze della Repubblica delle Banane…
Barbara, Beatrice, Chiara, Federica, Giada, Sara e Tatiana ...

2 commenti:

Banane & Mazzette ha detto...

Un commento al vostro articolo è stato lasciato su www.tafanus.it al seguente link:

http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2007/10/off-topics-dell.html

L'ISOLA E IL MATTONE ha detto...

grazie per l'appoggio
l'isola